Ho detto no!

E voi, come vi comportate in caso di... insubordinazione? mostrarsi troppo accondiscendenti non è d'aiuto, anzi. Meglio imporre poche, semplici regole, diverse a seconda dell’età.

- Ho detto no: le fasi



Farsi ubbidire fa parte delle responsabilità e dei compiti dei genitori. Nessuno vuole trasformare i bambini in tanti soldatini, ma certe volte farsi ascoltare (senza perdere la pazienza!) è davvero difficile, specie quando, intorno ai due anni, attraversano la cosiddetta fase del "no". Abituare i figli a rispettare le regole è un cammino che parte da lontano. Vediamo, fase per fase, come si può insegnare ai bambini ad ascoltare mamma e papà.


Due suggerimenti

-I bambini detestano i divieti. Basta dire un "no", che a loro viene subito voglia di fare il contrario. Quindi? Per farti ubbidire, puoi provare a rovesciare le tue affermazioni, da negative a positive. Ecco qualche esempio: “non urlare” si trasforma in “parla più piano, ti sento benissimo. Cosa vuoi dire?”. E ancora: “non mettere in disordine”, diventa “facciamo un po’ di ordine insieme”.
-Altro suggerimento: quando il piccolo fa l’ostinato, prova a sorprenderlo, impartendogli cioè le varie “disposizioni” sotto forma di gioco. Se non vuole fare il bagnetto, canta la frase “dobbiamo andare a lavarci” con la vociona da tenore. Oppure lo puoi distrarre, raccontandogli la storia di un folletto pazzerello che ha messo in disordine tutto: si cerca la spugna (che la mamma si è messa in testa), l’accappatoio (che è finito nella lavatrice) e via dicendo.

Ricatto? Meglio di no

-È lecito promettere a tuo figlio un premio o concedergli un privilegio in cambio del raggiungimento di un obiettivo. Un esempio: “quando avrai imparato a non buttare per terra il telecomando, ti insegnerò a usarlo”.
-Meglio, invece, non ricorrere al ricatto pur di convincerlo a obbedire a un tuo comando. Il più devastante per il piccolo? Quello affettivo: “se non farai… non ti vorrò più bene!”. Altrettanto sbagliato tenergli il muso come forma di punizione o trasmettergli il senso di colpa, con affermazioni del tipo: “così fai un dispiacere alla mamma (o al papà)”, oppure “con tutto quello che faccio per te”. Affermazioni da evitare perché il bambino impara il linguaggio del ricatto e, appena potrà, lo userà contro di noi e con le persone con cui entrerà in relazione.


- Ho detto no: le fasi



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Commenti (2)
  • sabina
    .. addestrarsi a sorprenderlo e a non ricattarlo
    ..in più all'articolo... prima che arrivi alla fase del no, per altro necessaria per capire che cosa può fare e che cosa non può fare (quindi chi è), ti ascolta perchè rappresenti per lui/lei una fonte inesauribile di informazioni vitali...e ti guarda con i suoi meravigliosi occhioni appena approvi o disapprovi un comportamento. Questa fase va dai sei mesi a poco prima della fase del no. In questa finestra temporale è importante approvarlo molto e disapprovarlo solo se è necessario, con un atteggiamento chiaro e sereno. In questo modo ci riterrà credibili (ovvero utili da ascoltare) anche dopo. Ma lodi e rimproveri vengono spontanei: bravo che hai imparato a battere le mani!!! Wow,,vuoi imboccare la mamma! Caspita sei meravigliosa mentre provi a camminare.. oppure: NO(urlato) non aprire il forno! è caldo...oppure FERMO, non gettare il piatto per terra... ..e ogni mamma potrebbe continuare.. Ma..questa spontaneità nel parlargli va pensata, così ci miglioriamo la vita anche durante la fase del no... Per farsi ascoltare è opportuno: disapprovare solo se è necessario al benessere del piccolo o della mamma essere fermi con la voce mentre si esprime cosa non può fare e non confonderlo con messaggi contraddittori fornirgli alternative valide all'azione che sta facendo (per esempio: se vuole aprire il forno perchè la maniglia è un posto comodo per imparare a camminare, offrirgli sostegno), in questo modo capisce che siamo con lui e non contro di lui. contemporaneamente spiegargli (anche se siamo sicuri che non può capire) perchè non deve fare una determinata cosa, con voce amorevole e sicura, questo lo aiuta a capire che c'è un motivo e che, se gli impediamo qualcosa, abbiamo i nostri validi motivi e in ultimo ma non di ultima importanza: non arrabbiarsi. Ci arrabbiamo perchè ci ha spaventato il pericolo che ha corso mentre stava per compiere un azione con temibili conseguenze, ci arrabbiamo perchè ripete un suono fastidioso e siamo stanche, ci arrabbiamo perchè in tutto il giorno non c'è un attimo di pace oppure perchè il nostro compagno non partecipa a tutte quelle azioni utili alla sopravvivenza (cucinare, opulire, lavare, fare bagnetto...) ed infine ci arrabbiamo perchè siamo stanche di fare la mamma.. Ma credo che ci dobbiamo addestrare a non sfogarsi. o meglio a riconoscere che siamo al limite e a non sfogarsi con l' "ultima goccia", ovvero l'azione sbagliata del piccolo. solo così riusciremo a vivere in maggior armonia. che poi sarà quella che ci permette di non ricattarlo o di sorprenderlo, come dice l'articolo
  • Veronica
    Disperata!!!!!!!
    Salve a tutti, mio figlio ha appena compiuto 18 mesi, tutto sommato non è un bimbo tremendo, xó è molto testardo e mi ascolta quando vuole lui! Le ho provate tutte ma non la smette di tirare x terra tutto ciò che gli passa x le manine!!!!!! Arrivederci
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